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Circolo virtuoso Il nome della Rosa
Giulianova Alta, Via Gramsci 46/a
Info Line 338/9727534
Venerdì 22 ORE 21,30
PITTURA - VERNISSAGE
GEOMETRIE DISSOLVENTI
Incontro con:
Manuela CAPPUCCI
A cura di:
Manuela VALLERIANI
La pittura di Manuela Cappucci presenta una complessità e trasversalità di visione che prende le mosse da alcuni importanti movimenti dell’arte del Novecento, quali l’Astrattismo e l’Informale, senza per questo presupporre un’incondizionata, completa adesione alle due citate correnti, ma assumendo come “sostrato” fondamentale l’idea di una creazione autonoma e personale.
Il lavoro di questa artista nasce da un approfondito studio dell’opera teorica, didattica e pedagogica di Paul Klee, dall’analisi degli aspetti visivi/percettivi inerenti alla forma e al colore, dall’interesse infine per le filosofie orientali. Tali riferimenti sono tuttavia da intendere nelle tele della Cappucci non come costrutti di matrice ideologica, quanto piuttosto come motivi legati alla creatività e all’inconscio, vòlti a costituire una trama “fluttuante” ed espressiva mediante un rapporto dialettico con la superficie indagata.
La produzione realizzata finora, che vede i primi significativi germogli a partire dal 2006, mostra infatti una processualità in continuo divenire e perciò indicativa di futuri sviluppi, che trova la sua caratterizzazione nello sfumato delle geometrie compositive, nell’uso di tonalità fortemente contrastate, nell’agilità del gesto e nel linearismo - quasi una filigrana all’interno della composizione - del segno grafico. L’esito finale, ossimorico e per questo ancor più coinvolgente, è il raggiungimento di una profondità che agisce a livello di superficie, e che conferisce alle opere di Manuela Cappucci il “vibrato” di un’intensa carica emozionale.
A definire tale risultato concorre anche un’insistita libertà del fare pittorico, evidente nell’utilizzo di tele prevalentemente di grandi dimensioni, che si traduce in un’estrema varietà di materiali e procedimenti: olii, acrilici, smalti, sabbia e, nelle più recenti realizzazioni, fili di rame cuciti a mano sulla tela. Questi ultimi servono a tracciare ancora sottili e poetiche geometrie, ma il segno grafico, prima solo sotteso in superficie, è divenuto ora elemento a sé stante emergente dal piano bidimensionale del dipinto.
L’artista sperimenta inoltre, in una fase particolare della sua indagine, un cromatismo che irrompe con forza rispetto alla misurata armonia delle opere precedenti e che accoglie anche “brandelli” di testi poetici, liberamente inseriti - quasi nascosti - sul fondo della tela.
La ricerca di Manuela Cappucci delinea in sostanza un mondo di forme possibili, che non possiedono un’entità “narrativa”, perché la loro radice non è nella realtà . Tali elementi esistono appunto in quanto possibili, nello spazio dell’immaginazione e della non razionalità (analogamente ai racconti “non raccontati” di J. L. Borges).
Se la componente razionale appare ancora determinante agli inizi della sua attività creativa, come suggerisce l’elemento diversamente orizzontale o verticale che interviene a tagliare in modo netto la composizione, negli ultimi lavori l’artista supera i confini stabiliti, dichiarando un’operatività ormai priva di qualsiasi condizionamento, atto catartico di totale abbandono all’arte del dipingere e a quell’organica tensione che percorre tutto lo spazio pittorico.
La produzione attuale appare dunque maggiormente connotata, rispetto al passato, da una visibilità di rappresentazione che non è (e non vuol essere) raffigurazione di qualcosa, ma è essa stessa qualcosa. Né tantomeno le opere di Manuela Cappucci sono frutto di un processo di astrazione del reale: la componente rarefatta presente nelle sue tele nasce piuttosto da un’elaborazione intima e personale, basata sulla resa delle intuizioni dell’artista, esplicitate in immagini di forma/colore lontane da qualsiasi significato simbolico.
È un astrattismo lirico di carattere individuale, nell’onda lunga rappresentata da Paul Klee e unitamente ad una gestualità controllata, il segno dell’identità pittorica di questa artista: intessuti di ritmi, cadenze e accordi al di fuori da ogni intreccio di tipo disegnativo, i suoi quadri sono geometrie dissolventi nell’espressività del colore, dove la partitura informale sembra espandersi dando luogo ad infinite suggestioni.
Dalla leggerezza del gesto all’equilibrio della composizione, dalle movenze ritmiche alla ricchezza cromatica di superficie, la pittura di Manuela Cappucci vive di precise e affascinanti corrispondenze di cui è difficile afferrare la trama, espressione al contempo della delicatezza e forza di un’ineffabile energia interiore.
Manuela Valleriani

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