Martedì 26 ottobre 2010, alle ore 17.00, Enrico Di Carlo presenterà il suo libro “ Gabriele
d’ Annunzio e la gastronomia abruzzese” (Ed. Verdone) in occasione dell’ inaugurazione dell’ anno
accademico dell’ Università della Terza Età . L’ incontro si svolgerà presso la Villa Comunale. La
serata sarà allietata dal duo Fabio Di Michele (chitarra) e Angela Di Giuseppe (violino).
Il libro, giunto alla seconda edizione, ha recentemente ricevuto una menzione speciale al secondo
Premio nazionale di Letteratura e Comunicazione “ Lamerica” , di San Giovanni Teatino. In quella
circostanza, Stanislao Liberatore, componente della giuria, ha redatto la seguente scheda critica:
È difficile per tutti asserire che cosa mangiasse realmente Gabriele d’Annunzio. La Storia,
infatti, tramanda ai posteri l’alato Ariel più impegnato come uomo d’azione negli “arditi
cimenti letterari” o nelle “eroiche imprese di guerra” che non a curiosare, con il monocolo,
tra i fornelli del Vittoriale diretti dalla sua fedele cuoca veneta “suor” Albina Becevello.
Enrico Di Carlo, dannunzista e ricercatore scrupoloso riesce, in questo suo libro, a
soddisfare la curiosità di molti (forse la sua in primis) e lo fa attraverso un excursus
circostanziato che parte dalla fervida giovinezza del Poeta e che termina con l’inarrestabile
declino fisico tra le tetre e, forse, ancora segrete stanze dell’aureo principato di Gardone
Riviera.
Una cosa è certa: l’Autore teatino riesce a investigare lì dove altri si sono fermati e scopre
che d’Annunzio anteponeva la genuinità e i profumi della cucina abruzzese a quelli più
ricchi e certamente più sofisticati di altre zone d’Italia. Elenca quindi meticolosamente
attraverso tutte le ricche e preziose note biografiche i passaggi temporali che conducono
alla formulazione di un vero e proprio ricettario del gusto dannunziano che oggi, a distanza
di molti anni, possiamo assolutamente definire di qualità e non di quantità .
E poi Enrico Di Carlo ci ricorda che il comandante parrozzà no gradiva i piselli con la pasta
preparata per cena al Convento di Francavilla al Mare dalla moglie del pittore e fotografo
Francesco Paolo Michetti e che degustava con particolare piacere il Corfinio, l’odoroso
liquore prodotto a Chieti da Giulio Barattucci e “sinfoniato” con quarantadue erbe della
Majella.
Insomma un bel libro adatto non solo a coloro che attraverso le preferenze alimentari
cercano di ricostruire le varie personalità che si sono succedute nelle diverse epoche
storiche ma anche a quanti desiderano scoprire, con piacere, in d’Annunzio, un “novello”
gourmet abruzzese.
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