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Domenica 14 marzo la Rassegna di Teatro Contemporaneo Contemporaneamente propone un pomeriggio teatrale alla scoperta di una pagina antica della storia abruzzese attraverso una delle voci più illustri dell’Abruzzo del ‘900: la vicenda di Celestino V narrata dalla penna di Ignazio Silone.
Il Teatro Lanciavicchio presenterà infatti lo spettacolo tratto dall’opera L’Avventura di un povero cristiano, che Silone scrisse nel 1968, portato sulle scene dal Teatro Stabile nel 1969, da allora mai più ripreso integralmente da una compagnia teatrale.
Ora il Teatro Lanciavicchio -riallacciando i rapporti con un autore più volte incontrato artisticamente – si fa interprete di un’opera tra le più discusse e attuali di Ignazio Silone stimolando ancora una volta il territorio nelle riflessioni intorno alla propria storia e al proprio presente; la vicenda narrata è quella di Celestino V e del rifiuto che lo ha reso celebre , una storia che molto ha da dire sull’Abruzzo medievale ma in qualche modo anche sul mondo contemporaneo.
L’opera siloniana infatti approfondisce il tema del contrasto tra le esigenze di spiritualità dei frati francescani e spirituali vicini a Celestino, e il perfido meccanismo degli interessi economici che regolano la vita e i rapporti nella Curia Romana. In scena l’intera evoluzione della parabola che porta fra Pietro Angelerio dalle nude rocce e spelonche delle montagne abruzzesi ai lussi e fasti della sede papale con il nome di Celestino V e poi alle nude prigioni e all’esilio per diventare solo da morto un ‘Santo’; una vera e propria avventura umana e spirituale.
In scena un nutrito gruppo di attori che danno vita alle parole di Silone e corpo ai personaggi da lui creati nell’Avventura: Alberto Santucci nel ruolo di CelestinoV, Stefania Evandro nel ruolo del cardinale Caetani divenuto poi Bonifacio VIII, Rita Scognamiglio nella parte della Tessitrice e di Cerbicca, Giacomo Vallozza nel ruolo di Fra Bartolomeo da Trasacco e Matteo Auciello in quello di Fra Ludovico.
note di regia:
Il Lanciavicchio ha incontrato spesso le opere di Silone; è tornato sulle sue parole in fasi artistiche alterne e ha chiesto alle sue pagine immagini antiche per raccontare un Abruzzo non conosciuto. Ancora più spesso la compagnia ha inseguito l’autore per distillare suggestioni etiche che potessero rivelare nel panorama contemporaneo le tracce di quel passato arcaico: le tracce ancora presenti, ancora pesanti.
Interrogare la storia d’Abruzzo anche attraverso Silone è infatti scoprire l’architettura di una terra che si presenta ancora oggi percorsa da contrasti e conflitti, sbiaditi dalla modernità ma non meno efficaci. I cafoni di oggi vestono abiti diversi ma non diversi pensieri, e i ¾ di inganno rimangono sempre gli stessi.
La terra d’Abruzzo, rappresentata spesso come landa bucolica di una umanità troppo ingenua per entrare nella storia, ritrova con Silone la forza di affermare la propria esistenza e recuperare un diritto di parola negato dai secoli. E Celestino diventa simbolo del coraggio di entrare in quella storia proprio attraverso la negazione, la ribellione e la coerenza.
Ed è proprio la presunta ingenuità di Pietro Celestino che restituisce un volto a quell’Abruzzo maltrattato ieri e oggi dalla corruzione, il volto comunque sorridente di chi non si lascia sedurre dalle tentazioni del potere.
Info www.contemporaneamenteteartomarsi.it
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