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L'altopiano della Macchiarvana (Opi, AQ) Ai piedi di fittissime faggete frequentate dall'orso, l'Altopiano della Macchiarvana permette d'estate di ammirare belle fioriture di narcisi, orchidee selvatiche e molte altre specie rare, sulle vette ampi panorami. D'inverno accresce la sua già notevole suggestione;qui si snodano, dai primi anni ottanta, gli anelli dello sci di fondo tra i più frequentati e apprezzati dell'Appennino. Merito del successo sciistico della Macchiarvana, che ha visto nascere campioni italiani e tanti altri grandissimi atleti, è dei maestri dello Sci Club di Opi e dellla Scuola Italiana Sci di Fondo Macchiarvana che si occupano personalmente della battitura degli anelli. All'inizio delle piste e sul pianoro troviamo, il nolo sci e un piccolo bar - punto di ristoro gestiti dalla cooperativa "Monte Amaro". (Fonte: Pro Loco Opi)
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Val Fondillo (Opi, AQ) La natura si manifesta qui in tutto il suo splendore. Le nevi si sciolgono per lasciare spazio a torrenti limpidi e cascate d'acqua. Tra i boschi secolari ammantati di verdi folgie si può gioire di lunghe passeggiate, accompagnate da esperte guide di media montagna in posti incontaminati per visitare: la Grotta delle Fate, il rifugio dell'acqua Sfranatara, raggiungere la Serra delle Gravare, Il Paesaggio dell'Orso e la valle di Canneto. E' possibile ammirare il Bucaneve, la Scilla bifolia, l'Anemone, la Genziana, la scarpetta di Venere e naturalmente è possibile incontrare l'Orso Bruno Marsicano, il Camoscio d'Abruzzo, l'Aquila Reale, il Cervo e il Lupo nello splendido scenario della Val Fondillo. (Fonte: Pro Loco Opi)

Castel Manfrino (Macchia da Sole - Valle Castellana, TE). Castel Manfrino, fu costruito su uno sperone di roccia nell'alta Valle del Salinello, rivestendo un ruolo strategico per la sua posizione dominante che gli permetteva un ottima visuale per intercettare i Longobardi che avanzavano nell'attuale territorio abruzzese. Il Castello fu oggetto di numerosi assedi, come dimostrano i Registri della Cancelleria Angioina, dove sono riportate le vicende dell'assedio da parte di Carlo I D'Angiò. L'ultima attività nel Castello risale al 1250, che con l'introduzione della polvere da sparo, l'inadeguatezza ormai del Castello e i duri colpi degli assedi fu abbandonato pian piano dagli Aragonesi fondatori poi della stessa Macchia da Sole nel 1400. Castel Manfrino è sotto gli occhi della soprintendenza nazionale. Nello scorso decennio e stato oggetto di molti anni di restauro e scavi archeologici da parte dell'Università di Chieti grazie agli sforzi del Consigliere di maggioranza con delega ai Beni Architettonici e Culturali del Comune di Valle Castellana Italo De Remigis, negli scavi sono stati riportati alla luce numerosi reperti archeologici visitabili presso il museo del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga a Macchia da Sole. Il 14 luglio 2010 sono riprese le indagini archeologiche presso la fortificazione per l'eventuale proseguimento del restauro e degli scavi. Pro Loco Macchia da Sole. (inviato da Pro Loco Macchia da Sole)
Per segnalare altri importanti luoghi da visitare in Abruzzo, invia al nostro indirizzo e-mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. una breve descrizione del luogo e una foto rappresentativa.

La Chiesa di San Panfilo (Tornimparte, AQ). La Chiesa di S. Panfilo di Tornimparte risale al XV sec. È uno dei monumenti più conosciuti e apprezzati del territorio. La facciata della chiesa è preceduta da un vasto sagrato, l’interno è asimmetrico e si presenta diviso da tre coppie di colonne in quattro navate con ingresso e zona absidale decentrati. E’ una chiesa Romanica nell’ impostazione,ha subito ricostruzioni e restauri nel corso dei secoli, tanto che la torre appare come una costruzione settecentesca.
Già dalla zona del portico troviamo rilevanti affreschi del XIV secolo, ma è l’abside che ospita il grandioso ciclo di affreschi che il Pittore Saturnino Gatti, seguace di Botticelli e allievo del Verrocchio, ha realizzato tra il 1463-1521. Il ciclo di affreschi rappresenta storie della vita e della passione di Cristo: il bacio di Giuda e la Cattura, la Flagellazione, la Crocifissione, la Deposizione la Resurrezione. La volta dell’abside ospita la scena della Gloria di Dio con l’imponente figura di Dio Padre circondato da Santi,volti di cherubini e musici. Interessante il cartiglio con un rigo musicale, le cui note ripropongono perfettamente il gregoriano del Gloria in excelsis Deo. Nel timpano è visibile l’affresco di una Annunciazione. Tra l’angelo e la Madonna la figura di Dio Padre ed una chiesa che potrebbe essere quella di S. Bernardino a L’Aquila. In basso sono raffigurati due personaggi: uno è S. Vito col cane ai piedi, l’altro, con il saio dei frati minori francescani, è fra Pietro dell’Aquila da Tornimparte, detto Scotello, noto filosofo e teologo scolastico del 1300.

La Chiesa di Santo Stefano (Tornimparte, AQ). Chiesa di S. Stefano è un edificio di notevole interesse architettonico databile intorno al XII sec. La facciata presenta conci squadrati con coronamento rettilineo e un portico antistante sorretto da quattro colonne. A sinistra presenta un campanile a vela. La pianta della chiesa è rettangolare,suddivisa in tre navate. L’abside è di forma allungata e presenta una monofora. Sull’arcone absidale e sulla lunetta del portale troviamo tracce di affreschi. Nelle murature sono presenti dei riusi: frammenti di decorazioni scultoree:due teste di ariete e epigrafi funerarie. L a presenza di colonne fa pensare ad una ricerca di materiale in tutta la zona, ricca di città romane. Storicamente, secondo le ricerche dello Staffa….. La posizione occupata attualmente dalla chiesa di S. Stefano corrisponde a quella identificata nelle mappe del Comitatus Aquilano (XVI-XVII) con il toponimo di San Silvestro in Pietrabattuta, di cui si parla nel privilegio di Ottone I del 956, come importante zona di confine della Diocesi di Forcona che mantenne possedimenti per lungo tempo sia nei territori Sabini, sia in quelli dell’Aquilano.

Il castello di S.Angelo in Castiglione (Tornimparte, AQ) Il Borgo Medievale di Castiglione fu edificato su preesistenze di epoca Romana prima sotto il dominio dei Longobardi e poi dei Franchi. Dopo la morte di Carlo Magno i feudatari si resero indipendenti e proprio per la mancanza di un controllo e per le incursioni di popoli, i signori sentirono il bisogno di difendere il borgo con mura e torri: sorse così Castel Sant’Angelo di Castiglione che sorge in posizione strategica. Ebbe grande vitalità in epoca Angioina, ma, a causa di terremoti, pestilenze e carestie il borgo fu abbandonato definitivamente nella fine del XVIII sec. Secondo studi ancora in corso, il castello presenta una pianta trapezoidale ed è costituita da una fortezza di ca.600mq (due torri con dongione) che sorge sulla cima del monte, e dall’abitato, non ancora scavato, che consiste di locali sparsi lungo le pendici, circondato a sua volta da mura. La parte alta della fortezza è completamente crollata; ne troviamo solo mura perimetrali che vanno dall’altezza di circa un metro fino a 4 metri per quanto riguarda una delle due torri.

Il territorio camplese. Il territorio camplese, compreso tra Ascoli Piceno e Teramo, ha avuto sin dall'antico civiltà ed insediamenti propri, come ci testimonia il ritrovamento delle tombe più importanti della necropoli di Campovalano di Campli, che risalgono al VI-V secolo prima di Cristo. I reperti archeologici portati alla luce fino ad oggi, di grandissima importanza, hanno dato un notevole contributo allo studio della civiltà detta Medio Adriatica e ai rapporti di questa con L'Etrusca e la Greca. Nel 462 a.c. i Romani, dopo una guerra lunga e ostinata, sottomisero i Sanniti e quindi il pretuzio cadde e si sottomise alla dominazione romana. I Pretuziani, federalisti con Roma, contribuirono alle varie vicende della storia di Roma partecipando alla vittoria contro Annibale ottenuta al Metauro dal console C.Nerone. Successivamente ottennero, insieme ad altri popoli d'Italia, la cittadinanza romana e, in epoca classica, il Piceno e il Pretuzio furono dichiarati province di prima classe. Nei dintorni di Campli vari ritrovamenti suffragiano quanto fino ad ora scritto: fondi di capanna e altri reperti risalenti all'età del bronzo venuti alla luce in località Coccioli; necropoli di Campovalano utilizzata fin dal X secolo a.C.; diverse monete ritrovate a Battaglia; un frammento di epigrafe dedicata a Giulio Cesare ritrovato sotto l'altare della chiesa di S. Pietro in Campovalano e il resto di un piedistallo di una statua o il frontale di un tempio innalzati per disposizione della ex legge Rufrena del 44 a.C.; il frammento di un sarcofago di Aurelio Andronico del III - IV secolo d.C. proveniente dalla necropoli romana di Campovalano.
Alta Valle del Sagittario. Siete nel cuore dell'Abruzzo, nell'Appennino Centrale. Le vette più maestose vi circondano: il Monte Genzana, il Monte Argatone, La Terratta, Monte Godi. Siete nella zona del pre-parco nazionale d'Abruzzo: la natura è protetta. Non ci sono fabbriche che inquinano. L'aria e le acque sono pure. È l' Alta Valle del bel Sagittario cantato da D'Annunzio, dell' antico Flumen Frigidum, il fiume spumeggiante e selvaggio che gorgogliava tra i massi, precipitando in cascatelle e rivoli. Il bel fiume ora è soffocato dietro le sarracinesche, costretto nei canali sotterranei. Non per questo la Valle è meno suggestiva. Alle cascate dell'Inferno, dell'Arenicce, tutte spumose e intriganti, ora fa posto, tra le montagne che scendono a picco, un lago verde smeraldo, il Lago di S. Domenico, quieto e limpido. Il Sagittario dopo la centrale elettrica di Anversa, corre pacatamente verso laValle Peligna, fino a Popoli, per riversare le sue acque nel fiume Pescara. La scrittrice inglese, Anne Macdonell, nel suo libro In the Abruzzi (1908), per descrivere la Valle dove ora voi virtualmente siete, usa la parola "scenery", invece della più usuale ma meno solenne "landscape". Ed aggiunge: in effetti, c'è uno scenario qui, senza sbagliare! Il mio cuore ha sentito di più altre valli; ma c'è portento e bellezza in questa gola selvaggia. La bellezza cupa di questa Valle, in verità, ha sempre affascinato i suoi visitatori. Alla fine del 1700, Michele Torcia ne parla nel Saggio Itinerario Nazionale nel Paese de' Peligni. Interessante è la descrizione che ne fa Richard Keppel-Craven, nel volume II, capitolo IX delle Excursions in the Abruzzi and Northern Provinces of Naples (1837): La Valle o piuttosto il borro offre un aspetto singolarmente selvaggio, stupendamente ornato da ciuffi di rampicanti e da fiori che crescono nelle spaccature della roccia. Edward Lear, nelle Illustrated Excursions in Italy (1846), ne parla in termini entusiastici ed egli pure usa la parola scenery. In modo particolare, dopo gli Stretti di San Luigi, il passo gli appare di momento in momento più terribile e sublime. Una bella descrizione è quella fatta da Enrico Abbate, nella Guida dell'Abruzzo (1903).
Corno Grande e Corno Piccolo. Il Corno Grande, insieme al Corno Piccolo, è formato da un calcare particolare: la dolomia, che conferisce a queste cime un aspetto dolomitico. E in effetti, queste sono le uniche montagne che hanno un carattere più tipicamente alpino, dove ci si muove in ambiente maestoso e severo, in presenza di pareti altissime e verticali, torri, guglie rocciose, che non hanno paragone in nessun'altra montagna dell'Appennino. Nell'anno 1573 si ebbe la prima ascensione ai 2912 metri della vetta del Corno Grande, ad opera dell'ingegnere militare bolognese Francesco De Marchi e proprio la sua testimonianza scritta dell'impresa rappresenta uno dei primissimi documenti storici dell'alpinismo europeo. Ma solo nell'ultima parte del XIX secolo inizia la vera storia alpinistica di queste montagne: nel 1880 si ha la prima ascensione invernale del Corno Grande, seguita nel 1887 dalla prima assoluta ai 2655 metri della cima del Corno Piccolo e ancora dalla prima invernale dello stesso Corno Piccolo nel 1893; nel frattempo era stato costruito il primo rifugio del Gran Sasso, il Garibaldi, risalente al 1886. Negli anni venti e trenta sono stati risolti altri due problemi alpinistici con l'apertura delle vie "Nord" alla Vetta Orientale del Corno Grande (l'impressionante "Paretone", 1600 metri di roccia verticale, 4 Km. di sviluppo) e a quella del monte Camicia. Da allora, con l'avvento dell'alpinismo moderno, innumerevoli sono state le imprese alpinistiche e le aperture di nuove vie che si sono svolte sulle pareti rocciose del Corno Grande e del Corno Piccolo, dove si sono formate generazioni di scalatori abruzzesi e romani.
Le Gole del Salinello (Civitella del Tronto, TE). Situate nell'angolo nord-est del Parco, le Gole del Salinello sono state formate dall'acqua del fiume omonimo che, scorrendo verso il mare, si è aperto la via dando forma al solitario e selvaggio vallone tra la Montagna dei Fiori e la Montagna di Campli (i "Monti Gemelli"). Le Gole, riserva naturale regionale dal 1990 in virtù dell'importanza naturalistica e dell'integrità ambientale, sono uno dei luoghi meno celebri e frequentati pur essendo tra i più suggestivi del Parco. Anche per le Gole del Salinello vale la regola generale dei parchi d'Abruzzo e cioè la commistione se non la simbiosi tra la natura, la storia e le opere dell'uomo. Difatti, sia nella stessa area protetta, con i ruderi di Castel Manfrino e gli eremi rupestri posti allo sbocco delle Gole, sia nelle immediate vicinanze con l'imponente fortezza borbonica di Civitella del Tronto, coesistono integrandosi meravigliosamente luoghi di grande interesse naturalistico, storico e culturale.
La Badia dei Celestini (Corropoli, TE).
Cenni storici
In amena collina, in contrada Porcina, a circa mezzo miglio dal centro abitato di Corropoli, in tempi pagani sorgeva il tempio dedicato alla Dea Flora. Vennero i Benedettini che nel 1018, abbattuto il tempio pagano, vi costruirono un Monastero come viene testimoniato in un distico scolpito su lastra di pietra. Il Monastero fu dipendenza di S. Pietro in Ferentillo di Spoleto; in esso oltre agli alloggi, vi erano officine, biblioteche e 10 Scriptorium. Si ha notizia della continua presenza di persone di elevata cultura e di eccellenti miniaturisti. Il 12 dicembre 1497, il Monastero di S. Maria di Mejulano, nella Diocesi aprutina, fu ceduto ai Celestini ad istanza del Duca di Atri e signore di Corropoli Andrea Matteo III degli Acquaviva. Nel 1574 fu dichiarato diocesi Nullìus (ossia l'abate non dipendeva più dal vescovo di Teramo ma era a capo di una diocesi autonoma) e, tra il 21 marzo e il 20 luglio 1616, il Monastero fu elevato all'onore di Badia. Nella seconda metà del '600, per interessamento dell'Abate Oddo Alberto di Calabria, celestino, l'edificio fu ampliato e fu particolarmente curata la parte esterna. A questo punto la storia della Badia di Santa Maria di Mejulano s'intreccia con quella della Madonna del Sabato Santo. Il Monastero custodiva infatti dal 1300 la miracolosa statua: dei suoi prodigi si ha notizia nel 1765: ai primi dell'anno Corropoli venne funestata da una terribile pestilenza. I corropolesi ottennero dai PP. Celestini il permesso di condurre la statua della Madonna nella chiesa di S. Agnese e di lasciarvela per parecchio tempo, alla venerazione di quel popolo. Il terribile flagello presto passò. Siamo ai primi dell'800 ed a causa delle leggi soppressorie emanate da Napoleone, il Monastero fu ceduto a privati. Solo ai primi del '900 tornò ad uso pubblico. Durante la Prima guerra Mondiale (1915-1918), infatti, per interessamento di Gennaro Flajani allora sindaco di Corropoli, la Badia fu utilizzata come campo profughi per ospitare la popolazione di Telve di Sopra, un piccolo paese del Trentino devastato dalla guerra. Tra i due paesi dal 1987 è nato un gemellaggio per ricordarne l'avvenimento. Prima della Seconda guerra Mondiale (1938) l'Amministrazione Provinciale di Teramo acquistò la Badia per L. 200.000 dal Signor Di Monte. Iniziarono i lavori per la realizzazione di un Preventorio antitubercolare, i lavori furono interrotti allo scoppio della Seconda guerra Mondiale, quando il Ministro dell'Interno decise di utilizzare la Badia come campo di concentramento (1941).
La Fortezza di Civitella del Tronto (Civitella del Tronto, TE). La Fortezza di Civitella del Tronto è una delle opere di ingegneria militare più imponenti sorte sul territorio italiano; con i suoi oltre 500 metri di lunghezza e i 25.000 metri quadrati di superficie complessiva, la struttura rappresentava un baluardo insormontabile per i nemici ai confini settentrionali dei vari Reami napoletani. Tutta l’importanza di Civitella risiedeva nella decisione presa, intorno alla fine del XIII secolo, dagli Angioini - dominatori del Sud Italia - e dai papalini di posizionare a pochi chilometri da noi il confine fra Regno di Napoli e il nascente Stato pontificio; questo motivo di carattere geografico, unito alla natura aspra dei luoghi che rendeva assai facile fortificare Civitella, fece del nostro paese, nel tempo, uno dei punti strategicamente più importanti per il controllo dei confini e delle dogane settentrionali. La Fortezza, così come strutturata oggi, nasce comunque più tardi, esattamente a partire dal 1559 (dopo, quindi, la vittoriosa resistenza ai soldati francesi capitanati dal Duca di Guisa), sotto il regno di Filippo II di Spagna: le preesistenti fortificazioni angioine ed aragonesi vengono completamente demolite in quanto superate dalle nuove tecniche militari d’assedio (l’uso, cioè, dei cannoni) che necessitavano, come risposta, di mura di cinta molto spesse ed inclinate per attutire l’azione dirompente della palla di ferro. Molti sono gli episodi d’”arme” che hanno visto per protagonista Civitella, ma quello che è passato alla storia è la sfortunata difesa sostenuta contro i Piemontesi di Vittorio Emanuele II, protesi al raggiungimento dell’unità d’Italia; la guarnigione si arrese solo il 20 Marzo 1861, dopo che a Torino, 3 giorni prima alle ore 11, veniva inaugurato il primo Parlamento nazionale.
Scanno (AQ).Con un po’ meno di 2000 abitanti, è un comune della provincia dell’Aquila. Il suo territorio, appartenente alla Comunità montana Peligna, è in parte compreso anche nel Parco Nazionale dì Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). Importante stazione di soggiorno estivo e invernale, famosa per il costume delle sue donne e del suo antico centro storico, fa parte del Club dei Borghi più belli d‘Italia. A circa tre km dal paese, si trova il lago di Scanno, di una bellezza unica e causato da uno smottamento d’origine naturale di epoca preistorica: vi si può pescare persici, trote, lucci, coregoni , farsi il bagno e andare in barca, anche a vela. Nei dintorni, vi sono gli impianti sciistici di Collerotondo e di Passo Godi (14 km), gli altipiani del Monte Greco, il Monte Marsicano, i massicci della Terratta e del Monte Genzana, tutti al disopra dei 2.100 m di quota, nonché la riserva naturale delle Gole del Sagittario.
Il castello di Roccascalegna (Roccascalegna, CH). Il castello di Roccascalegna, arroccato su un gigantesco masso arenario, domina le colline circostanti da uno strapiombo verticale alto oltre cento metri. Grazie alle massicce mura e alle innovazioni tecniche e militari dell’epoca, il castello era conosciuto fin dagli arabi con il nome di “Ruqqah Gawrali”, tanto che ne scrisse nel XII secolo anche il geografo Edrisi ne “Il Libro di re Ruggiero”. Benché Roccascalegna sorga nell’entroterra abruzzese, in provincia di Chieti, dista in linea d’aria solo una ventina di chilometri dal mare e quindi gode di un clima dolce che favorisce la macchia mediterranea insieme a estesi boschi di querce e ginepri. In questa zona, appena al margine del Parco della Majella, anche la fauna è ricca, con cinghiali, camosci, cervi e, sporadicamente, lupi. Come si capirà, il turrito castello, le montagne con i boschi secolari ricchi di animali selvatici, le leggende che permeano questi luoghi contribuiscono a evocare tutti gli ingredienti di tante fiabe che, non a caso, si svolgono nel Medioevo. Solo che in questo caso Roccascalegna non è fiaba, ma storia e realtà. Anticamente in questa zona vivevano i Sabellici, e in particolare le tribù dei Carricini e dei Frentani, presto assoggettati alla potenza di Roma.
L'Eremo di Santo Spirito (Roccamorice, PE). L’eremo di Santo Spirito, scavato nella roccia, è situato nel territorio di Roccamorice ed uno dei più belli tra i luoghi di culto della Majella, facilmente raggiungibile in auto. Si presume sia antecedente all’anno mille. La prima presenza datata risale al monaco Desiderio, divenuto papa Vittore III. Nel 1250, vi giunse Pietro Angeleri, conosciuto come Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V, che ricostruì il monastero e la chiesa in rovina".

Santa Maria a Vico (Sant'Omero, TE). Santa Maria a Vico rappresenta in Abruzzo una delle più antiche chiese anteriori al mille. Costruita con materiale disomogeneo, la chiesa presenta una facciata in laterizio su cui è rilevabile un tratto di opus spicatum. Sulla facciata troviamo il portale è in pietra scolpita con elementi simbolici (XI – XII sec.) e un rosone che sovrasta la porta. La torre campanaria forma un corpo unico con la facciata. La chiesa è divisa in tre navate da sette arcate sorrette da colonne, e termina con un’abside semicircolare in corrispondenza della navata centrale. Il pavimento è a lastre in pietra e la copertura è a capriate a vista. L’interno estremamente spoglio, presenta frammenti di affreschi del trecento e prende luce da quattro finestre chiuse da una grata in pietra intagliata a disegni geometrici.

La costa dei trabocchi. La costa dei trabocchi corrisponde al tratto di litorale Adriatico della provincia di Chieti (Abruzzo) segnato dalla diffusione deltrabocco, macchina da pesca su palafitta. È un tratto di costa famoso in tutta Italia per la sua bellezza naturalistica e per la sua eterogeneità: ognuno dei paesi della Costa mantiene infatti le proprie caratteristiche e tradizioni.
Il Castello Aragonese (Ortona, CH). Il Castello Aragonese, edificato nel XV secolo, sorge sul promontorio denominato "La Pizzuta", che cade a strapiombo sul mare, da cui domina l'articolata e suggestiva costa adriatica. Nel corso dei secoli, fu sottoposto a varie modifiche e ristrutturazioni. Originariamente il maniero aveva una pianta trapezoidale, non esattamente regolare, con torrioni cilindrici, altamente scarpati, agli angoli, secondo lo schema aragonese diffuso in tutto il mezzogiorno. L'unico ingresso al castello, ad arco a tutto sesto e del tutto privo di elementi decorativi, è posto a circa metà altezza della torre sud-ovest. Il lato occidentale è alquanto bombato, mentre il lato orientale è affacciato sul porto. La muraglia è costituita da pietre squadrate irregolarmente, ciottoli e mattoni. Durante l'ultimo conflitto mondiale, il maniero ha subito pesanti bombardamenti e, nel 1946, a causa di una frana, ha perso buona parte delle mura di nord-ovest. Delle quattro torri originarie, oggi ne restano solo tre. Nell'estate 2009, dopo un lungo e complesso lavoro di restauro, che hanno riguardato il completo rifacimento delle mura e la ristrutturazione del giardino e dei suoi percorsi, è stato riaperto al pubblico. Nei mesi estivi è visitabile tutti i giorni,tranne la domenica, dalle 18,00 alle 24,00; nel mese di settembre dalle ore 18,00 alle 23,00. Nel periodo invernale, il castello è aperto tutti i giorni dalle 10,30 alle 13,30 e dalle 15,00 alle 18,00. L'ingresso è gratuito.
Per informazioni :
Comune tel.0859063764
Ufficio IAT- Informazioni e Accoglienza Turistica di Ortona tel. 085/9063841 - mail
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Tratto dal sito http://conoscere.abruzzoturismo.it/index.php?Canale=Dove&IDCanaleSub=28&IDCanaleSubSub=0&IDItem=1212&ItemType=BC
Torre di Cerrano (Pineto,TE). La Torre di Cerrano si erige su una piccola collina bagnata dalle acque marine, circondata da splendidi pini secolari, a pochi chilometri a sud dell’abitato di Pineto in provincia di Teramo. La fondazione di base a forma quadrata con muraglie piramidali costruita in laterizio, suggerisce immediatamente lo scopo principale della sua costruzione: la difesa. Attualmente la Torre di Cerrano è proprietà della Provincia di Teramo che, previa ristrutturazione, vi ha insediato, sin dal 1983, un Laboratorio di Biologia Marina.